Il Mio Approccio

Carl Rogers

Carl Rogers

L’Approccio Centrato sulla Persona è un approccio poco conosciuto in Italia, ma molto attuale e con un’importante storia. È un approccio:

Scientifico, perché fondato su anni di ricerche e prassi clinica in continuo aggiornamento

Relazionale, perché usa la relazione come strumento

Empatico, perché la relazione è prima di tutto finalizzata alla comprensione e all’assenza di giudizio

Attualmente è riconosciuto uno strumento efficace per promuovere salute, benessere psicologico e crescita personale. 

Storia

L’Approccio Centrato sulla Persona nasce negli anni ’40 negli Stati Uniti dalla teoria e pratica clinica di Carl Rogers e diventa uno dei fondamenti del movimento della psicologia umanistica in alternativa al movimento psicoanalitico e comportamentale.

Fu una rivoluzione in campo psicologico perché Rogers sosteneva il diritto della persona di autodeterminarsi e la volontà del terapeuta di rapportarsi con lui da persona a persona per sostenerla nel suo processo di cambiamento e non per giudicarla. Per questo Rogers introdusse il termine “cliente”, ancora oggi utilizzato nell’Approccio Centrato sulla Persona, proprio per distinguerlo da “paziente”.

Attualmente in Italia l’istituto dell’approccio centrato sulla persona fondato da Alberto Zucconi che fu un allievo di Rogers e l’Associazione dell’Approccio Centrato sulla Persona promuovono una visione centrata sulla persona aggiornata con i tempi, attraverso articoli, libri, convegni e congressi.

Teoria

Negli anni l’approccio rogersiano ha integrato nella sua visione la teoria dell’attaccamento, il modello bio-psicosociale, le neuroscienze, la fenomenologica.

La pratica clinica si fonda sulla valorizzazione delle esperienze individuali e sulla fiducia nella natura umana perché dotata di una naturale tendenza all’autorealizzazione.

Il disagio e la sofferenza non sono considerati solo in relazione al sintomo, ma l’attenzione è rivolta all’intera persona e alle condizioni che caratterizzato il suo ambiente di vita.

Grazie a questa visione della natura umana e del disagio psicologico:

      • I percorsi di aiuto, siano essi rivolti al disagio (emotivo, relazionale, esistenziale), o psicopatologico(attacchi di panico, fobie, depressione, ossessioni, disturbi della personalità, dipendenze) o alla genitorialità, diventano uno spazio di crescita personale in cui far emergere consapevolezza di sé e modalità più efficaci di essere. Rogers (1970) definisce la relazione d’aiuto come “una relazione in cui almeno uno dei protagonisti ha lo scopo di promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo di agire più adeguato ed integrato”.
      • La relazione terapeutica si costruisce come incontro da persona a persona. Dove il compito del terapeuta è creare quelle condizioni relazionali fondamentali – empatia, considerazione positiva incondizionata e autenticità – che facilitano l’espressione delle risorse interne del cliente e che gli consentiranno poi di mettere in atto il proprio cambiamento e  trovare il miglior adattamento possibile anche in situazioni di disagio.
Per chi?

Per chi ha il desiderio di crescere dal punto di vista personale e diventare sempre più se stesso per autorealizzarsi, per diventare efficace nelle relazioni personali (famiglia, lavoro, amici, contesto sociale).

Per chi, anche in presenza di sintomi o di una diagnosi psicologica, non vuole lasciare che quel disagio si prenda tutto lo spazio, ma vuole capire cosa significa ed avere un vita piena e soddisfacente.

 

          Praticare  la  psicoterapia, non  significa  fare  qualcosa  al  soggetto,

né convincerlo a fare qualcosa per sé;  si tratta invece di liberarlo

perché possa crescere e svilupparsi in modo normale, e di

rimuovere  ostacoli in modo che possa andare avanti.

(Rogers, 1942)

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